CONSULENZA ALLE IMPRESE – OLTRE LA VISIONE COMUNE

Paolo Damilano: “Ho convinto gli industriali a investire nel cinema”

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“CREDO che quando due anni fa mi hanno offerto la presidenza di Film Commission si aspettassero da me proprio questo: favorire l’incontro tra il pubblico e il privato. In altre parole, convincere imprenditori come me a finanziare film girati in Piemonte. A distanza di 24 mesi devo dire che stiamo raccogliendo quanto di buono abbiamo seminato grazie anche al lavoro di Paolo Tenna, ad di Fip, braccio operativo di Film Commission”. Paolo Damilano sorride mentre dice queste cose. Sa che la missione è riuscita.

A dimostrarlo ci sono quei quattro milioni offerti da imprenditori e banchieri, convinti che valesse la pena investire nel cinema in Piemonte. L’ultimo in ordine di tempo il banchiere Camillo Venesio, al timone della Banca del Piemonte, che ha scelto di finanziare il film che il regista Francesco Ghiaccio sta girando a Casale sulla storia dell’Eternit. Ma prima era accaduto con la Cassa di Asti, con i produttori di vini delle Langhe e altri ancora.

Presidente Damilano, l’industria ha dunque risposto sì ai suoi inviti. Che cosa l’ha aiutata di più?
“Senza dubbio il tax credit. Tu investi cento e te ne tornano subito 40 di credito di imposta. Gli altri 60 ti trasformano in un produttore, diventi socio di chi fa il film. Il primo obiettivo è rientrare dell’investimento. Ma può andare anche meglio. Si può guadagnare in percentuale sul capitale che si è investito in base al successo della produzione nelle sale”.

Perché un imprenditore dovrebbe investire nel cinema?
“Perché il cinema è il cinema. Da sempre. E con il golf e la vela è uno dei veicoli pubblicitari di grande qualità e di ritorno in un momento in cui le forme del comunicare cambiano velocemente e investire nello strumento giusto si rivela sempre più difficile. Il cinema lo è. Il film è passione, una meraviglia capace di attrarre pubblici e generazioni diversi. Potere entrare a farne parte entusiasma”.

In concreto quanto può servire a un’azienda che produce bulloni finanziare un film?
“Forse perfino di più di chi ha un brand magari già noto perché opera nell’alimentare o nella moda. Può essere un buon modo per farsi conoscere a patto che all’investimento si sappiano legare una serie di eventi collaterali che diano risalto all’operazione. Per esempio, in tanti sfruttano la prima del film per invitare i propri clienti, altri offrono l’azienda come possibile set, altri ancora organizzano incontri tra la troupe, gli attori, i registi e i dipendenti. Ecco diciamo che il cinema può servire anche per dare un’immagine a chi non ce l’ha”.

Il mondo dell’impresa è però sempre stato un po’ diffidente nei confronti del pianeta cinema. Com’è riuscito a far superare questo ostacolo?
“Credo che sia stata una questione di credibilità. A chi vede il cinema con entusiasmo ma anche con diffidenza ho spiegato che non c’è ragione di avere timori. Sono imprenditori al pari di qualsiasi altro: investono in un prodotto e attorno ci costruiscono un progetto. Solido anche dal punto di vista finanziario. Quindi finanziare un film può essere tranquillamente considerata un’operazione di diversificazione degli investimenti. Con una garanzia di ritorno rapida grazie al tax credit”.

Il gruppo Damilano, dunque una società che opera nel campo della ristorazione, dei vini e del beverage, ha investito nel mondo del cinema?
“Sì, lo abbiamo fatto, ma in una produzione di Film Commission del Lazio. Non vedo rischi di conflitti di interesse nel finanziare una pellicola che si gira in Piemonte ma fintanto che resterò al vertice di Film Commission e del Museo del cinema preferisco evitare. In generale, anche in prospettiva, non vedo male l’idea di investire nel cinema. E’ un settore serio, dove si rispettano le regole”.

Ora che la missione di convincere gli imprenditori è riuscita che cosa le chiedono Comune e Regione, cioè i due azionisti di riferimento di Film Commission?
“Di allargare gli orizzonti. Non c’è solo Torino come location. Il Piemonte ha decine di set ideali. Bisogna spostare il baricentro. E’ anche una questione economica: le riprese del film garantiscono un indotto non trascurabile. Chiaro che le produzioni hanno la tendenza a puntare sul capoluogo perché offre tutta una serie di strutture a portata di mano dal punto di vista della logistica e non solo. Penso ai rilanciati studi Lumiq. Ma poi quando scoprono quanto altro c’è appena dietro la Mole, accettano. Complice anche il calore che si accende attorno ad attori e regista”.